Studio SALES di Norberto Ruggeri

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Stefano Arienti, nato ad Asola (Mantova) nel 1961 e laureato in agraria a Milano. Tra gli artisti italiani della sua generazione è uno dei più apprezzati anche allestero, tra le sue personali ricordiamo: Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2012); Isabella Stewart Garden Museum di Boston (2012, 2007), MAXXI di Roma (2011, 2004), Museion di Bolzano (2010), Fondazione Querini Stampalia di Venezia (2008), MAMbo di Bologna (2008), Fondazione Spinola Banna di Torino (2007), Fondazione Sandretto Rebaudengo di Torino (2005). Inoltre ha partecipato alle collettive Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008 curata da Francesco Bonami, presentata nel 2009 al Museum of Contemporary Art, Chicago e nel 2008 a Palazzo Grassi a Venezia e ad Una stanza tutta per sé al Castello di Rivoli. Attualmente Stefano Arienti vive e lavora a Milano.
Ha acquisito la propria formazione artistico-culturale frequentando le lezioni di Corrado Levi al Politecnico, nel vivace clima degli incontri seminariali cui partecipavano artisti quali Richard Long, Daniel Buren, Tony Cragg. Il suo percorso artistico ha inizio negli anni ottanta, presentando tra le prime opere carte piegate che sfruttano mezzi e procedure molto semplici e ripetitive, che richiamano dinamiche quotidiane. Nel decennio successivo lartista crea lavori, spesso utilizzando materiali extra-pittorici -servendosi allo stesso modo di riproduzioni di quadri dei maestri del passato o di banali poster da supermercato- ricoprendoli con materiale flessibili e modellabili come la plastilina o il silicone. Nello stesso periodo inizia a praticare incisioni o traforature su materiali presi dalla cultura popolare (dischi, pezzi di vecchie automobili). Le opere di Arienti sono realizzate a partire da un conceptual gesture eseguito su un oggetto, che in questo modo viene sottratto alla sfera delluso e dotato di aura. Oltre agli oggetti, lartista gioca anche con i personaggi e i luoghi comuni della quotidianità italiana (il matrimonio, la lotteria, il traffico cittadino). Negli ultimi anni Arienti ha cominciato a realizzare opere e mostre installative, spostando lanalisi dal puro dato oggettuale alla dimensione ambientale. La sua ricerca prosegue sulle linee guida del rapporto con la tradizione popolare che da sempre caratterizza lartista, ma si completa di uno sguardo a ritroso che Stefano Arienti getta sulla propria arte e sul proprio fare tecnico, interrogandosi sulla capacità dellarte di essere non solo un contenuto di sapere, ma anche contenitore di saperi e memorie eterogenee, in altre parole, sulla capacità dellarte in senso stretto di influenzare la cultura in senso lato.
Born in Asola (Mantua) in 1961, Stefano Arienti graduated in Agriculture at Milan. He is one of the Italian artists of his generation most appreciated abroad and various Italian and foreign museums have hosted his personal exhibitons: Fondazione Bevilacqua La Masa, Venice (2012); Isabella Stewart Garden Museum in Boston (2012, 2007), MAXXI in Rome (2011, 2004), Museion in Bolzano (2010), Fondazione Querini Stampalia in Venice (2008), MAMbo in Bologna (2008), Fondazione Spinola Banna in Turin (2007) and Fondazione Sandretto Rebaudengo in Turin (2005). Moreover he took part in the collective shows Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008 curated by Francesco Bonami (presented in 2009 at the Museum of Contemporary Art, Chicago, and in 2008 at Palazzo Grassi in Venice) and Una stanza tutta per sé at the Castello di Rivoli. He currently lives and works in Milan.
He gained his artistic-cultural training attending Corrado Levis lessons at the Polytechnic, in a lively climate of seminars that included artists such as Richard Long, Daniel Buren and Tony Cragg. His artistic journey began in the eighties when, among his first works, he presented folded papers that exploited very simple and repetitive means and procedures which recalled everyday dynamics. In the subsequent decade the artists works often employed extra-pictorial materials and, in the same way, made use of reproductions of pictures by masters of the past or trite supermarket posters, covering them with malleable material such as plasticine or silicone. In the same period he began to engrave or perforate materials from popular culture (discs, old car parts). Arientis works are created by setting out from a conceptual gesture executed on an object which is thus taken out of its sphere of use and acquires an aura. As well as objects the artist also plays with the characters and commonplaces of everyday Italian life (weddings, the lottery and city traffic). In recent years Arienti has begun to create installation works and exhibitions, shifting analysis from the pure objectual datum to the environmental dimension. His research proceeds along guidelines of a relationship with popular tradition, which has always been one of his characteristics, but is completed by a backward glance at his own art and his own technical achievements, questioning himself on the capacity of art to be not only a content of knowledge but also a container of heterogeneous wisdoms and memories; in other words, the capacity of art in a strict sense to influence culture in a broad sense.

Stefano Arienti, Ragamala

Stefano Arienti. Ragamala. exhibition view

Stefano Arienti.  Ragamala

Stefano Arienti. Ragamala

Stefano Arienti , Frigoriferi 2009

Stefano Arienti , Durga2  2013

Stefano Arienti , Durga2  2013

Stefano Arienti , Dischi di Dei 2007

Stefano Arienti , Abusson rosso 2006

Stefano Arienti , Ganesha1    2013

Stefano Arienti , Ganesha1   2013