Studio SALES di Norberto Ruggeri

Post

Davide Monaldi
Lucky Loser
6 Maggio – 30 Giugno 2017

Venerdì 5 maggio 2017 alle 18 Studio SALES di Norberto Ruggeri è orgoglioso di presentare Lucky Loser, la seconda personale in galleria di Davide Monaldi (San Benedetto del Tronto, 1983; vive e lavora a Roma).
In questi due anni che lo separano dalla sua prima mostra da Studio SALES, l’attività del giovane artista marchigiano si è moltiplicata ed ampliata, portandolo ad esporre in importanti istutizioni italiane ed internazionali (tra cui il MACRO Testaccio, Kunsthalle Chemnitz, Kunstmuseum Kiel) mentre i suoi lavori sono entrati in prestigiose collezioni istituzionali tra cui la collezione La Gaia di Busca (Cuneo) e la CIAC – Collezione Isabel Y Augustìn Coppel di Città del Messico. Contestualmente al moltiplicarsi delle attività e delle occasioni di confronto, anche la pratica artistica di Davide Monaldi si è evoluta ed ampliata, conducendo l’artista a risultati nuovi e inaspettati che tuttavia non tradiscono la matrice riconoscibile del suo lavoro, legato all’uso della ceramica, ma che anzi proseguono in maniera ancora più approfondita la ricerca che egli svolge sul materiale e la sua lavorazione nell’ambito dell’universo contemporaneo. Gli esiti di questo nuovo percorso vengono presentati in questa mostra da Studio SALES, mentre già nuove opere sono in fase di elaborazione in vista della personale che l’artista inaugurerà al Palazzo Ducale di Urbino il prossimo 15 Giugno.
Lucky Loser è un termine mututato dal gergo tennistico che indica un atleta eliminato nelle fasi di qualificazioni di un torneo ma che poi viene ripescato e rientra in gara per il ritiro di un altro atleta che lascia la competizione o per qualche altro fortunoso evento. Davide Monaldi, con la consueta vena amara ed allo stesso tempo sdrammatizzante, articola un progetto espositivo dalla forte impronta autobiografica in cui al centro della riflessione vi è la sua identità di artista. Il Lucky Loser è infatti l’artista stesso o, in altre parole, Davide Monaldi stesso.
Nella sua personale ottica, l’arte contemporanea condivide con lo sport diverse dinamiche quali l’agonismo tra atleti, la competizione per la vittoria, lo sforzo connesso ad una prestazione fisica e mentale allo stesso tempo, ed in prospettiva più ampia, fenomeni sociali e mediatici quali la spettacolarizzazione, il mercato competitivo, la brandizzazione ed il marketing. Il Lucky Loser di Davide Monaldi, un po’ come l’Arlecchino goldoniano, è al centro di una “commedia dell’arte” (ed in questo caso il termine è particolarmente appropriato) in cui le storie quotidiane del protagonista, perdente solo in apparenza, divengono piccole rappresentazioni farsesche che svelano ed esplicitano le dinamiche umane ed ambientali sottese al dramma.
L’opera G.O.A.T, 2017 rappresenta una cascata di medaglie d’oro di ceramica smaltata dorata. G.O.A.T. è un acronimo che sta per Greatest Of All Times indicando un atleta così vincente da entrare nella storia dello sport. Il termine nasce ufficialmente con Moahmed Ali che in un numero dell’Harvard Crimson del 5 Maggio 1971 (che per puro caso coincide con la data della mostra!) viene citato dire: “I wanted to be the world’s greatest fighter at 11-years-old … I wanted to be the greatest of all time”. In G.O.A.T., 2017 un medagliere si deforma in un cascata di medaglie d’oro stando ad indicare che l’artista, come l’atleta, condivide una massima aspirazione, che non è solo quella di riuscire nella sua pratica, ma anche una motivazione al successo, ai soldi, al riconoscimento mediatico, tutti aspetti che in qualche maniera contrastano con lo stereotipo dell’artista – pensatore, così come lo conosciamo. Anche Weightlifting for dandy People, 2017 presenta un contrasto di questo stesso tipo, divenendo metafora della vanità intellettuale. Quest’opera rappresenta inoltre una grande novità dal punto di vista formale poiché per la prima volta Monaldi non crea l’opera di sua mano ma sostituisce il lavoro artigianale con il gesto concettuale, assemblando oggetti e materiali che creano un ossimoro visivo.
La ceramica lavorata a mano torna invece in tutte le altre opere della mostra, nella sua forma di ceramica smaltata o terracotta, spesso unita ad altri materiali quali il legno od il cemento (Zeppe, 2017) o mimetizzando le creazioni manuali dell’artista con ceramiche industriali in una sorta di gioco visivo che mette l’artista contro la macchina, come in CARTA DA PARATI, 2017. Anche se in maniera non dichiarata, in quest’opera l’esercizio tecnico dell’artista solo a studio – una forma di allenamento – è tematica centrale. Gli anni di ricerca autodidatta fatti sul materiale tornano poi in Self-portrait from another Planet, 2017 che richiama la produzione più tipica di Davide Monaldi. La solitudine dell’artista che come l’atleta si ritova spesso a contare da solo i propri insuccessi rieccheggia anche in Wrong Time – wrong Place, 2017, in cui però i colori accesi e la smaltatura della ceramica riportano alla sfera ludica, vale a dire a quella dimensione in cui il gioco si confonde con l’esercizio e che è preambolo comune ad arte e sport. Così, le due opere in legno e ceramica smaltata Wings, 2017 e Self-portrait of the Artist doing a perfect Split, 2017, rimandano all’immaginario pop e colorato dello sport giovanile o ancora di più, dello sport nella pubblicità e nei mass-media. Qui, come già in G.O.A.T., 2017, la deformazione e la stilizzazione delle forme (le barre in legno sono rispettivamente delle braccia e delle gambe aperte) sdrammatizzano il gesto dell’atleta-artista che si che si prodiga in qualcosa di estremo.