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ARTEFIERA BOLOGNA 2026
MAIN SECTION
Stefano Arienti | Romina Bassu | Giulia Birindelli
Flavio Favelli | Eva Marisaldi | Diego Miguel Mirabella | Davide Monaldi
RBA 003-26 | Romina Bassu, Lapsus, 2026, acrilico su tela, cm. 60×80
FF 009-25 | Flavio Favelli, Psyche e Amore, 2025,
composizione di specchi graffiati con cornici originali, dittico, cm. 63×34 cad.
SA 008-24 | Stefano Arienti, Cavo sulla torre, 2024, vernice base olio su telo anti-polvere, cm. 126×160
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ARTEFIERA BOLOGNA 2026
Diego Miguel Mirabella
PROSPETTIVA
a cura di Michele d’Aurizio
Quattro sculture della serie El asunto Miguel introducono alla pratica multisfaccettata di Diego Miguel Mirabella, nella quale elementi apparentemente estranei e contrapposti – linguaggi decorativi e verbali, tecniche artistiche e artigianali, materiali poveri e preziosi – trovano una possibile conciliazione nel momento del viaggio, inteso come sintesi di esperienza individuale e collettiva.
Le sculture sono variazioni su un tema assente, vero e proprio orizzonte di un viaggio intrapreso da Mirabella in Perù, nazione d’origine della madre dell’artista. Tutte presentano mates burilados, zucche decorative incise da artigiani peruviani, ai quali Mirabella non solo ha commissionato gli oggetti, ma anche affidato aneddoti e riflessioni, affinché la propria esperienza soggettiva si intrecciasse con le storie cosmogoniche che il popolo peruviano tradizionalmente incide sulla superficie delle zucche. Mirabella eleva poi i mates su plinti le cui caratteristiche materiali e costruttive suggeriscono visioni, sensazioni e suggestioni registrate durante il viaggio. L’esotismo di queste opere riflette lo straniamento dell’artista nel paese straniero; realizzandole, Mirabella non cerca di assorbire l’altro, ma di interrogare la propria alterità di fronte ai luoghi visitati e alle persone incontrate.
A corollario delle sculture, Mirabella presenta un nuovo corpus di lavori: Pensieri selvaggi. Esperimenti condotti, durante un viaggio in India, con la tecnica dei blocchi di legno tradizionalmente utilizzata per trasferire motivi decorativi su tessuto, fanno da sfondo a disegni delle mani dell’artista. Qui la mano diventa, al tempo stesso, dispositivo di mediazione – tra strumenti, luoghi, individui – e superficie schermante: una protezione dal bagliore dell’altro, dalla sua terrificante bellezza.










